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Le opere di

Gian Piero Piretto

Vagabondare a Berlino itinerari eccentrici tra presente e passato

Vagabondare a Berlino itinerari eccentrici tra presente e passato

Scoprire una città periferica muovendosi senza fretta. Mercati, centri commerciali, cattedrali del consumo di ieri e di oggi in cui verifi care come il feticcio merce sia cambiato nel tempo. KaDeWe, EuropaCenter, Bikini Berlin e una serie di mercati etnici per indagare la città multikulti. Poi camminate lungo le strade della storia: Karl-Marx-Allee, Marzahner Promenade, Britz Siedlung, Gropiusstadt a caccia di dettagli, insegne, lampioni, folla o desolazione. Le stazioni fantasma negli anni della città divisa, la città di Stalin nella ex DDR. Queste e altre spedizioni attraverso l'archeologia industriale, i passati storici e loro tracce, la gente e la vita quotidiana, ricca di cultura da scoprire. In cammino con tappe negli Spaeti o ai mercati. Da Sonneallee al Majakovskij Ring di Pankow, da Victoriastadt al Funkaus Berlin per una birra sulle rive della Spree.

Gli occhi di Stalin la cultura visuale sovietica nell'era staliniana

Gli occhi di Stalin la cultura visuale sovietica nell'era staliniana

Cinema, cartelloni pubblicitari, monumenti, complessi architettonici: attraverso immagini di grande suggestione si indagano le strategie che hanno contribuito a costruire il sistema sociale, politico e culturale dello stalinismo. Il particolare universo visivo istituito da Stalin - sguardo del dittatore costantemente percepito dal cittadino, grazie alle infinite riproduzioni del corpo (e degli occhi) del capo - caratterizza il ventennio che ha segnato l'affermazione del socialismo reale in Russia, gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. L'ambiguo ma decisivo binomio terrore-euforia è il filo rosso che attraversa i capitoli del libro, dedicati ai differenti ambiti in cui trova espressione il Regime. Dal progetto della ricostruzione di Mosca ai "cantieri socialisti" del Nord, creati per addomesticare la natura; dal recupero di antiche tradizioni russe tradotte nel nuovo linguaggio sovietico alla costruzione di un "corpo collettivo" efficiente e ideologizzato, passando per mostre e parate, scatole di fiammiferi e carte di caramella.